Skip to main content

Autore: autoscuolenelweb

Motociclisti: gesti e simboli non verbali

I motociclisti si capiscono, si salutano, sembrano appartenere alla stessa famiglia, e non potendo usare la mimica facciale con il casco e la voce a causa della velocità, il loro linguaggio è fatto di gesti e simboli non verbali.

7 gesti del linguaggio motoclistico

il saluto: quando due motociclisti si incontrano per strada, è buona abitudine salutare mostrando il dito indice o l’indice e il medio messi a V.
Il saluto è importante anche durante un sorpasso, basterà allargare il piede destro come segno di riconoscimento, in accelerazione, questo segnale, permette di non lasciare il manubrio;
segnalare un ostacolo in arrivo: muovere il palmo della mano sinistra aperto dall’alto verso il basso, come se si stesse giocando una partita di basket, è il modo per indicare un pericolo e quindi invitare l’altro a rallentare o stare attento;
il lampeggio: usato anche dagli automobilisti per avvertire la vicinanza a un posto di blocco.
invitare chi segue a sorpassare: alzare la mano sinistra a mò di vigile, invita il conducente del veicolo che segue, ma non sorpassa, a farlo. Chi l’ha detto che il motociclista va sempre di fretta!
mettere le frecce: per indicare un cambio di direzione a sinistra e soprattutto a destra, il braccio destro è a angolo retto dietro la schiena.
SOS benzina: il pollice verso il serbatoio segnalerà il bisogno di trovare al più presto una stazione di servizio;
avvertire l’altro di un problema con le luci: in tal caso bisogna aprire e chiudere la mano ritmicamente, simulando la rottura. Utilizzare un linguaggio “segreto” e condiviso fa sentire il motociclista al sicuro, capito da tutti coloro che condividono la sua stessa passione per le due ruote.
Se anche tu un appassionato delle due ruote, prendi la patente giusta!

I limiti di velocità imposti dal Codice della Strada

In Italia i limiti massimi consentiti dal Codice della strada (art.142) cambiano a seconda della classificazione tecnica della strada e della tipologia di veicolo.
È obbligatorio rispettarli per non incorrere in multe e sanzioni.
Le autovetture, ovvero tutti i veicoli adibiti al trasporto di persone con un numero totale di posti fino a 9 compreso il conducente, devono rispettare i seguenti limiti:
50 km/h per le strade urbane (centro abitato)
90 km/h per le strade extraurbane secondarie (strade statali)
110 km/h per strade extraurbane principali (superstrade e tangenziali)
130 km/h per le autostrade

Le limitazioni variano in presenza di determinate segnalazioni, per esempio in prossimità di scuole o tempo atmosferico avverso.
Infatti sulle strade extraurbane principali in caso di pioggia o neve, la velocità massima si riduce a 90 km/h mentre in autostrada scende a 110 km/h.

Limiti per neopatentati


Il neopatentato è colui che ha conseguito la patente di guida da meno di tre anni, per questo i limiti di velocità previsti sono più bassi rispetto ai soggetti in possesso del documento da più anni.
Il Codice della Strada prevede che i neopatentati non possono andare oltre i 100 km/h in autostrada e oltre i 90 km/h sulle strade extraurbane principali, questo per i primi tre anni dalla data di conseguimento della patente B.
Se commettono infrazioni che comportano la decurtazione, a loro saranno sottratti il doppio dei punti.

Sanzioni e decurtazioni punti patente

In caso di notifica del verbale di constatazione per aver superato i limiti di velocità imposti, è necessario pagare una multa. Inoltre, il rischio è la decurtazione dei punti sulla patente.
Chi non rispetta i limiti minimi di velocità, commettendo un eccesso non oltre 10 km/h, è soggetto a una sanzione amministrativa (da euro 41 a 168). A chi supera il limite di velocità per oltre 10 km/h e non oltre i 40 km/h, è richiesto il pagamento di una multa con importo variabile da 168 a 674 euro e a una possibile decurtazione 3 punti patente.
Superando di oltre 40 km/h, ma non oltre 60 km/h i limiti massimi di velocità, la sanzione diventa davvero pesante: da 527 a 2.108 euro, con decurtazione 6 punti patente. Inoltre, segue poi la sanzione accessoria di sospensione della patente guida da uno a tre mesi.
Infine, chiunque superi di oltre 60 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto a sanzioni fino a 3.287 euro, con sospensione patente da sei a dodici mesi. I punti da recuperare in tal caso sono 10.

Se hai perso punti patente e vuoi recuperarli, contattaci!



Senso di marcia a destra: perché

A piedi, in bicicletta o in automobile. Da sempre siamo stati abituati a tenere il senso di marcia a destra e ormai lo consideriamo normale e scontato. Attualmente quasi la totalità degli stati mondiali utilizza questa convenzione e, di fronte alle rare eccezioni come quelle relative ai paesi anglosassoni, ci si può sentire spiazzati.

In Europa e in Italia: storia del senso di marcia

Nel Medioevo, ad esempio, i cavalieri portano la spada sul fianco sinistro e per farle scontrare tra loro tengono la sinistra. Stesso discorso per le giostre a cavallo: impugnando la spada con la mano destra i cavalieri devono combattere tenendo la sinistra.
Il primo documento ufficiale riguardante quest’argomento si ha con Papa Bonifacio VIII, in occasione del Giubileo del 1300. In previsione dei tantissimi visitatori, il Papa decide di regolamentare la viabilità per raggiungere Roma e per transitarvi, adottando la sinistra come senso di marcia ufficiale.
Andando avanti nel tempo arriviamo al 1722 in Gran Bretagna, dove il sindaco di Londra tenta di gestire il traffico intenso imponendo la sinistra come senso di marcia.
Il decreto acquista enorme valore storico, poiché è qui che ha l’origine la regola inglese di guidare tenendo la sinistra.

Tornando all’Europa continentale, il dictat di Bonifacio VIII, è messo in discussione da Robespierre.
Infatti, durante la rivoluzione francese, proprio come presa di posizione da questa abitudine considerata cristiana, è stata imposta la guida a destra.

DALLA DESTRA POLITICA ALLA DESTRA IN AUTOMOBILE

Rapidamente questa nuovo senso di marcia si diffonde in tutti i territori conquistati, anche se in Italia fino al 1923 le automobili circolano sia a sinistra che a destra.
Il Regio decreto 28 luglio 1901, n. 416 conferma il diritto di ogni provincia di redigere il proprio codice stradale, imporre o abrogare i limiti di velocità e scegliere la direzione di marcia dei veicoli.
Ogni provincia quindi ha il diritto di scegliere la direzione di marcia: a Roma e Milano ad esempio la sinistra, mentre in città come Brescia il senso di marcia è quello a destra.

All’inizio, visto il traffico esiguo, non ci sono grossi problemi, ma con l’aumento considerevole delle automobili in circolazione, le conseguenze di questo decreto sono disastrose.
Bisogna uniformare il senso di marcia!
Mussolini, con un decreto del 12 dicembre 1923, impone “la mano destra unica”.
Da quel momento in poi la guida a destra diviene obbligatoria in tutto il territorio nazionale, le città hanno due anni di tempo per sistemare la nuova segnaletica e riadattare le tramvie.
E anche in questo caso, le tempistiche non sono state uniformi. A Roma il cambio di senso di marcia ufficiale avviene il 20 ottobre 1924, mentre Milano è l’ultima città in Italia ad adeguarsi, il 3 agosto 1926.

Rottamazione, quando procedere alla demolizione dell’auto.

Secondo la Legge per la rottamazione auto è necessario rivolgersi a un centro abilitato o, nel caso sia ceduta per l’acquisto di un’auto nuova, al concessionario.

Quando rottamare l’auto?

Sembra che nel nostro paese si tenda a rottamare auto prima del necessario, soprattutto negli ultimi anni, perché incentivati dai bonus statali.
Ad influenzare la decisione dovrebbe essere il buonsenso, valutando lo stato oggettivo degli elementi.
Tra questi annoveriamo:
-i Km percorsi, infatti ci sono auto che possono percorrere anche 250mila km senza nessun problema;
-il rendimento dell’auto, soprattutto quando alcuni problemi al cambio, allo sterzo, al motore si presentano ciclicamente;
-l’età della macchina: questo non è un parametro assoluto, tuttavia il periodo che va dagli 8 ai 12 anni è quello nel quale valutare un cambio auto.

Cosa serve per la rottamazione dell’auto.

Come anticipato, la rottamazione è la pratica compiuta in caso di acquisto di un veicolo nuovo.
Il proprietario si reca dal concessionario con tutti i documenti richiesti e sarà quest’ultimo a effettuare tutto l’iter burocratico, a rilasciare il certificato per la rottamazione e a registrare presso il Pra la cessata circolazione dell’auto.
Al fine di svecchiare il parco auto a favore di una mobilità più sostenibile e dare un input al mercato dell’auto messo in ginocchio dalla pandemia, il nostro Governo ha previsto anche per il 2021 incentivi alla rottamazione di importi variabili.
Se si acquista una vettura con emissioni di CO2 da 0 a 20 g/Km si potrà ottenere uno sconto sul prezzo di acquisto pari a 10.000 euro, mentre l’importo scende a 6.500 euro per le vetture con emissioni da 21 a 60 g/Km di CO2 e 3.500 per quelle da 61 a 135 g/Km di Co2.

Certificato di rottamazione, perché è importante

Se, invece, la rottamazione non avviene per un nuovo acquisto, bisogna rivolgersi a un demolitore autorizzato che eseguirà l’operazione rispettando le norme vigenti.
Al termine della demolizione, verrà rilasciato il certificato di rottamazione.
Questo è il documento che solleva il proprietario da ogni responsabilità civile, penale e amministrativa connessa alla proprietà del veicolo.
Dalla data di consegna del veicolo, dichiarata nel certificato, infatti, viene poi anche a cessare l’obbligo del pagamento del bollo auto. Inoltre, grazie a questo certificato, è possibile interrompere o trasferire l’assicurazione ad un altro veicolo.
È fondamentale, infine, conservare il Certificato di Rottamazione perché in caso di notifica di eventuali multe prese dalla data di presa in carico in avanti permette di dimostrare che non si era più intestatari del veicolo.

Con il fermo, niente rottamazione!

Rottamare l’auto ha un costo non esorbitante.
La quota ACI è pari a 13,50 Euro e l’imposta di bollo ha un prezzo di 32 Euro. La radiazione dal Pra costa, invece, 36,38 euro, mentre la visura per l’accertamento di eventuali atti giudiziari è pari a 7,10 Euro.
E’ importante accertare se un’automobile è soggetta a fermo amministrativo, perché in tal caso non è possibile rottamarla.
Il Fermo è una sanzione applicata dall’Agenzia delle Entrate, dall’Inps o dal Comune, addebitata al contribuente moroso per debiti non pagati.
In particolare può capitare di aver ricevuto una o più cartelle esattoriali relative al mancato pagamento del bollo auto, in questi casi, l’ente creditore può iscrivere il provvedimento di fermo in un pubblico registro e fermare la circolazione su strada dell’automobile.
Per scoprire se sull’auto c’è un provvedimento di fermo, il debitore può richiedere una visura della targa.
L’unico modo per poter procedere con la demolizione è quella di saldare tutti i debiti per cui si è risultati morosi.

Patente illeggibile: come richiedere il duplicato.

Guidare con la patente illeggibile o rovinata potrebbe comportare il ritiro della stessa da parte delle autorità competenti. La patente di guida è uno dei documenti più esposti al deterioramento, pensiamo agli uomini che spesso la indossano nelle tasche dei pantaloni.
Sicuramente le patenti di guida cartacee era più soggette all’usura, esse venivano rilasciate dalla Prefettura ed essendo equiparate a veri e propri documenti d’identità, il fatto che fossero illeggibili, portò il Governo a valutare eventuali sanzioni per i trasgressori.
La versione plastificata tende a deteriorarsi ai bordi e a perdere la stampa dei caratteri delle etichette dei rinnovi precedenti.
Quindi, se deteriorata, bisogna chiederne un duplicato, presso un’agenzia di pratiche auto, un’autoscuola o direttamente all’Ufficio della Motorizzazione civile.
Il consiglio è quello di conservarla magari nelle custodie apposite, perché la patente non abilita solo alla giuda, ma è un vero e proprio documento.

La patente è illeggibile quando non si vedono più:
-la foto del possessore
-i dati anagrafici dell’automobilista
-la data di scadenza
-il numero della patente
Come anticipato, in tali casi, il possessore deve richiederne un duplicato.

Come fare richiesta del duplicato.

L’iter da seguire è questo:
-compilare il modello TT2112 scaricabile dal Portale dell’automobilista o  presso lo sportello della Motorizzazione
-versare 10.20 € per i diritti sul c/c 9001 (presso gli uffici postali e alla Motorizzazione trovi un bollettino prestampato) e 32.00 € per i bolli sul c/c 4028  e  allegare le ricevute del pagamento.
-avere a disposizione due fototessere, una delle quali autenticata
-presentare la foto della patente deteriorata
-presentare un documento d’identità valido
Se la patente è scaduta o scadrà entro sei mesi dalla presentazione della domanda, allora deve essere presentato il certificato medico in bollo e una copia con data non anteriore a 3 mesi, rilasciato da un medico abilitato; così si procederà direttamente al rinnovo patente di guida.
Inizialmente all’automobilista viene rilasciato un permesso temporaneo alla guida, per circolare fino all’arrivo della nuova patente (di solito entro 45 giorni dal momento in cui si fa la richiesta).

Cosa succede se si viene fermati con patente illeggibile?

Il titolare del documento deteriorato potrebbe rischiare il ritiro della patente, infatti la circolare n 98/1999 del Ministero dell’Interno ha conferito alle Forze di Polizia il potere discrezionale di ritirare tutte le patenti ritenute illeggibili. Ciò significa che l’agente che effettua il controllo, è libero di decidere se procedere o meno.
Dopo il ritiro, le autorità trasmettono il documento alla motorizzazione e il titolare si deve presentare in ufficio entro 30-40 giorni con un documento idoneo.
In caso di ritiro della patente illeggibile, non sarà necessario rifare l’esame: le autorità trasmetteranno i dati leggibili alla motorizzazione civile e da qui bisognerà seguire l’iter per la richiesta della duplicazione patente per deterioramento.

Buon compleanno semaforo.

Non tutti forse lo sanno, ma in questi giorni ricorre il compleanno del primo semaforo installato in Italia.
Nel 1925 Milano, al pari delle altre città europee, si trovò a dover affrontare numerosi problemi relativi alla viabilità stradale causati dalla sempre più massiccia presenza di veicoli a combustione fossile. Per questo motivo il primo aprile la polizia urbana locale mise in atto un nuovo regolamento per disciplinare la circolazione dei pedoni e dei veicoli.

Tra le varie disposizioni, come ad esempio l’obbligo dei pedoni di camminare sui marciapiedi, vi era poi un’ indicazione relativa all’imminente installazione di un nuovo sistema di gestione del traffico:
il movimento dei veicoli e dei pedoni sarà regolato, mediante segnalazioni luminose, con un semaforo centrale”.

Dopo aver visto gli ottimi risultati nelle altre città europee, che avevano già sperimentato positivamente questo sistema, si pensò che anche a Milano, potesse essere la soluzione al traffico cittadino.
Il primo esemplare fu collocato tra piazza del Duomo, via Orefici e via Torino.
All’inizio però la notizia venne accolta con scetticismo e il sistema di regolazione stradale lasciò spiazzati un po’ tutti, sia i cittadini che gli “addetti ai lavori”.
Per esempio, i milanesi rimasero sbalorditi dal giorno scelto per l’inagurazione, il primo aprile 1925, un mercoledì feriale.
Si era soliti organizzare eventi nei giorni festivi, così che tutti potessero partecipare.
Inoltre, il semaforo non era automatico ed era regolato a distanza dai vigili urbani, impreparati a gestire il nuovo sistema.

Le cronache dell’epoca raccontano di innumerevoli disagi alla circolazione durante il giorno inaugurale. A migliaia si riversarono in strada per vedere all’opera il nuovo strumento, mentre i veicoli sulle carreggiate rimasero bloccati in lunghissime code di due e tre file.
Un repentino passaggio dal verde al rosso causò anche un tamponamento.

Nonostante il disagio iniziale, Milano fece da apripista italiana a questa nuova rivoluzione, estesa poi ad altre città italiane.
Un sistema che ha cambiato per sempre la viabilità cittadina.

Pneumatici con l’etichetta: novità da maggio 2021

A partire dal prossimo maggio sono previste modifiche alle sigle e ai codici che identificano i pneumatici. 
La nuova carta d’identità delle gomme auto sarà più chiara e trasparente, con un QR code per accedere al database europeo. 
 
A partire dal 1 maggio 2021 tutti i produttori dovranno adeguarsi al regolamento europeo con lo scopo di fornire al consumatore maggiori informazioni e guidarlo in una scelta più consapevole. 
Le novità introdotte si traducono in maggiori informazioni circa la sicurezza, la silenziosità e l’efficienza in termini di consumo carburante. 
 

Sulla nuova etichetta europea sono state riviste le classi di resistenza al rotolamento e di frenata sul bagnato, inoltre il livello di rumorosità verrà indicato con il numero di decibel e le classi A, B e C. 

Ulteriori novità con l’inserimento di due pittogrammi che indicano se il pneumatico ha un’aderenza sulla neve conforme alla normativa vigente, riconoscibile grazie al simbolo del fiocco di neve. 
 
Sempre a partire da maggio 2021, queste informazioni dovranno essere disponibili sull’etichetta adesiva anche per i pneumatici dei veicoli commerciali pesanti (Classe C3).  
Rimarranno invariate le classificazioni dalla A alla C.  
I pneumatici C1 e C2, rispettivamente per auto e furgoni, che per rotolamento e aderenza sul bagnato appartenevano alla classe E, saranno assegnati alla classe D. 
Mentre i pneumatici che occupavano le precedenti classi F e G cambieranno in classe E.  
I consumatori potranno ottenere ulteriori informazioni scansionando il QR code posto nell’angolo in alto a destra dell’etichetta. 
Il QR code permetterà di collegarsi al database EPREL (European Product Registry for Energy Labelling), dove sono registrate tutte le schede informative dei prodotti, le date dell’inizio e della fine della produzione dei vari modelli e tutti i valori dell’etichetta. 
In particolare le schede informative continueranno a essere inserite dal produttore del penumatico che continuerà a gestire anche l’assegnazione delle classi. 
Per es. Continental, sulla base di queste nuove indicazioni, ha annunciato che tutti i pneumatici del nuovo modello saranno conformi al regolamento e consegnati ai clienti con ulteriori specifiche, come il nome della linea e l’European article numbering (EAN). 
 
Insomma l’obiettivo è quello di informare il consumatore sui pneumatici più  
efficienti sotto il profilo del consumo carburante e degli spazi di frenata. 
 

Progetto Purifygo: gli autobus che purifica l’aria

Dopo essere stato presentato l’8 febbraio alla regione Marche, il progetto pilota “Purifygo” finalmente è operativo. 

Chiamato così dall’unione delle parole “purify” e “go”, questo progetto punta a migliorare la qualità dell’aria coinvolgendo mezzi pubblici. 
Ed è proprio dalla Conerobus, azienda di trasporto locale che nasce l’idea, finanziata poi dalla regione Marche con circa 160 milioni di euro. 

Il progetto “Purifygo” al momento è in fase di sperimentazione e la durata prevista è di tre mesi. Per realizzarlo la Conerobus ha dotato quattro dei suoi autobus di linea, tre ad Ancona e uno a Jesi, degli appositi dispositivi chiamati “Hardust” realizzati da Ansaldo Trasporti in grado di filtrare l’aria

Questi dispositivi contengono due gruppi di filtri indipendenti, che durante la circolazione dei veicoli, sono in grado di catturare i livelli di particolato PM10 e PM 2.5 pulendo di fatto l’aria. 

I numeri previsti lasciano ben sperare. Ciascun gruppo filtro è dimensionato per filtrare all’incirca 486.000 litri/h di aria. Se si tiene conto che un autobus è in funzione 12 ore al giorno, la capacità giornaliera di un sistema filtrante può tranquillamente raggiungere i 12 milioni di litri di aria/giorno per autobus. 

Ma non solo. Facendo dei semplici calcoli e tenendo conto dei 4 autobus, del loro funzionamento e della durata del periodo sperimentale (tre mesi), arriviamo alla cifra di 4,2 miliardi di litri di aria filtrati. 
Numeri davvero incoraggianti! 

I dati che progressivamente verranno raccolti saranno monitorati attraverso un sistema cloud. All’interno dei bus sono infatti istallati due Datalogger equipaggiati con schede SIM per l’invio di sms e ogni 15 giorni Conerobus riceverà dei grafici su base giornaliera. 

Al termine della sperimentazione i filtri verranno estratti da “Hardust”. 
Il CNR (“Istituto di scienze e tecnologia per la mobilità sostenibile”, Napoli) si occuperà di studiare il rapporto tra particolato PM10 e PM 2.5 con l’aria, dati finali saranno inviati alla Regione Marche. 

Simulazioni di guida, ecco i 5 videogiochi più amati

Nel campo videoludico uno dei generi più amati è sicuramente quello legato alle simulazioni automobilistiche.
Competitività, giocabilità, divertimento frenetico.
I giochi di guida, a partire dai primi esperimenti su cabinato fino ad arrivare ai prodotti moderni su consolle e pc, hanno da sempre tenuto incollate davanti allo schermo intere generazioni di giovani appassionati.

Ecco una breve lista di titoli che hanno fatto la storia di questo genere di videogiochi e che meritano, nel caso li aveste persi, di essere giocati almeno una volta.

Gran Trak 10

Siamo nel 1974 e la storia dei videogiochi è ancora tutta da scrivere, visto che fino a questo momento imperversano sul mercato essenzialmente cloni di Pong. A dare però una forte scossa al mercato video ludico ci penserà Atari, con la produzione di Gran Trak 10.

Universalmente riconosciuto come primo gioco di guida automobilistica, questo titolo rappresenta una pietra miliare del campo video ludico anche per altre motivazioni. Per prima cosa Gran Trak 10 detiene il primato di essere il primo arcade ad utilizzare ROM per immagazzinare dati. Niente di elaborato, solamente una piccola memoria in grado di memorizzare gli sprite dell’auto, i dati della pista e i punteggi salvati.

Un’altra grande novità è la presenza, nel cabinato originale, dei controlli automobilistici. Mai prima di allora erano stati concepiti cabinati con volante, pedali e ben 4 marce.

Il gioco in sé, come è facile immaginare, appare molto semplice.
Una pista bianca vista dall’alto su sfondo nero che occupa tutto lo schermo e in mezzo una macchinina che dovremo guidare attraverso il percorso.

Prima caratteristica che salta subito all’occhio è la totale assenza di macchine avversarie. Lo scopo del gioco infatti è quello di accumulare il maggior numero di punti lungo il tragitto designato. È una sfida contro il tempo, dove il giocatore deve raggiungere dei checkpoint per ottenere tempo extra cercando nel frattempo di evitare le chiazze d’olio lungo il tragitto.

Da notare la totale assenza di musica di sottofondo. Per esaltare il tono simulativo del gioco infatti l’unico rumore presente è il rombo del motore.

Pole position

Arriviamo subito al video gioco di corse automobilistiche probabilmente più importante della storia: Pole position! Pubblicato nel 1982 da Namco e distribuito da Atari, per più di due anni rappresentò il cabinato più richiesto di tutto il mondo video ludico. Un gioco così iconico e rappresentativo che di fatto ha influenzato l’intero genere.

Nato inizialmente come Arcade, chi ha vissuto l’epoca d’oro delle sale giochi di certo lo avrà visto, negli anni successivi ha avuto conversioni per tantissime consolle casalinga: Amstrad CPC, Atari 2600, Atari 5200, Atari 8-bit, BBC Micro, Commodore VIC-20, Commodore 64, MS-DOS, Intellivision, Vectrex, ZX Spectrum. Senza contare gli innumerevoli “cloni” presenti in ogni consolle non ufficiale.

Ma parliamo del gioco.
Il gameplay risulta molto semplice. Una volta iniziata la partita prendiamo il controllo di una coloratissima vettura di Formula 1 (nella versione Arcade è rossa, arancione, viola, blu e azzurra) e ci troviamo a gareggiare nella “Fuji Speedway”, pista realmente esistente ai piedi del monte Fuji in Giappone. La guida del mezzo prevede accelerazione, freno e il cambio tra due marce mentre le fasi di gioco si dividono in:

  • QUALIFICA: Durante la fase di qualifica bisogna terminare un giro completo entro un tempo prestabilito di 120 secondi, stando attenti a non urtare altre macchine o i cartelli pubblicitari (con sponsor reali).
  • GARA: Una volta superata la fase di qualifica si presenta quindi la gara vera e propria. Pronti, partenza, VIA! Le automobili iniziano a sfrecciare e progressivamente la corsa diventa sempre più difficile e con più ostacoli. Alla fine di tre giri il gioco finisce e attribuisce un punteggio alla prestazione.

Out Run


Prodotto dalla giapponese SEGA nel 1986, Out Run è un videogiochi di corse automobilistiche che all’epoca riscosse davvero un enorme successo commerciale. Fluido, coinvolgente e con una grafica davvero notevole questo gioco arcade negli anni successivi vede anche numerose riconversioni per consolle da casa (furono prodotte versioni per Sega Master System, Sega Mega Drive, Game Gear, Commodore 64, Amstrad CPC, Sinclair ZX Spectrum, Standard MSX, Amiga, Atari ST, MS-DOS e PC Engine). Riconversioni che non hanno interessato la Nintendo, all’epoca principale concorrente della SEGA nella famosa “console war”.

Inseriamo un gettone e iniziamo a giocare! Una volta premuto Start ci imbattiamo immediatamente in uno dei veri punti di forza del titolo: la scelta della colonna sonora tra tre proposte: “Magical sound shower”, “Splash wave” e “Passing breeze”.

Tutte e tre composti da Hiroshi “Hiro” Kawaguchi, questi brani regalano all’esperienza un tono meno simulativo e più divertente contribuendo di fatto a rendere questo gioco un vero e proprio cult.

Una volta scelta la musica, possiamo accedere alla schermata di inizio. Ci troviamo a bordo di una finta Ferrari TestaRossa decappottabile con accanto una ragazza bionda seduta vicino a noi, in attesa di partire su una strada piena di palme ai lati (tutto molto anni ’80).

Un’altra caratteristica peculiare del titolo è il gameplay non lineare. Stando ben attenti a evitare il traffico durante il tragitto si presenteranno infatti diversi bivi e sta al pilota scegliere la strada da seguire per raggiungere una delle cinque destinazioni finali. Una volta terminato il gioco, a seconda della destinazione scelta partirà una piccola animazione conclusiva (ironica e leggera) diversa.

Per concludere, OutRun è stato uno dei titoli che ha più rivoluzionato il genere e questo ha dato vita anche a una lunghissima serie di veri e propri cloni, come ad esempio la serie ”Lotus”.

Hard drivin’


Hard Drivin’ è un videogioco arcade, simulatore di guida, pubblicato nel 1989 dalla Atari Games e destinato inizialmente sia alle sale giochi che alle autoscuole. Negli anni successivi furono sviluppate delle conversioni per Amiga, Amstrad CPC, Atari ST, Commodore 64, DOS, Atari Lynx, Sega Mega Drive e ZX Spectrum.  

Iniziamo subito col dire che l’importanza del titolo viene dal fatto che Hard Drivin’ si presenta come primo simulatore di guida dotato di grafica tridimensionale poligonale. Questo videogioco avrà per la storia videoludica grande importanza e, quasi a volerlo rimarcare, anche il cabinato che lo ospita risulta enorme.

Il cabinato, infatti, presenta un vero e proprio abitacolo su cui sedersi ed è dotato dei classici comandi di guida quali volante, pedale di accelerazione e freno. Ma non solo! Infatti per la prima volta vengono aggiunti il pedale della frizione e un cambio a 4 marce più il folle (la maggior parte dei giochi di guida avevano solamente due marce, alta e bassa). Ciliegina sulla torta: la chiavetta di accensione per far partire il gioco.

Il gioco in sé all’epoca risultò avveniristico, anche se a vederlo oggi sembra invecchiato molto male. Un simulatore di guida puro, senza musiche di sottofondo e con una grafica minimale in 3D. Ma è bene ricordare due cose: primo, in un simulatore a uso professionale il comparto grafico passa un po’ in secondo piano e poi, siamo solo nel 1989!

Lo scopo di Hard Drivin’ è quello di terminare un percorso stradale con gallerie e un giro della morte (a dire il vero non troppo realistico) entro un minuto e mezzo. In caso di riuscita il gioco ci regalerà 45 secondi di “Extended play” di 45 secondi per un giro successivo.

Nota a parte, la velocità dell’auto. Essendo nata per essere utilizzata anche nelle autoscuole, la macchina che guideremo in Hard Drivin’  non raggiungerà mai velocità esagerate.

Gran Turismo


È il lontano 1997 e il mondo delle simulazioni di guida sta per essere rivoluzionato da un titolo che non ha davvero bisogno di presentazioni. Il gioco in questione è Gran Turismo, sviluppato da Polyphony Digital e pubblicato da Sony Computer Entertainment per la Playstation. Fu un successo senza precedenti: primo capitolo di una lunga saga, è il videogioco più venduto della storia della prima console targata Sony con oltre 11 milioni di copie vendute nel mondo.

Gran Turismo offre una grafica 3D per l’epoca dei 32 bit veramente fantastica e, a distanza di ormai 24 anni, non sembra invecchiata neanche troppo male. Il vero punto di forza di questa simulazione però è la possibilità di utilizzare oltre 290 veicoli su licenza (veicoli veramente esistenti), ognuno dei quali con caratteristiche tecniche differenti.

Il gameplay offre al giocatore la possibilità di scegliere tra due modalità di gioco: “Arcade” e “Gran Turismo”.

Nella prima modalità il giocatore può scegliere tra un vasto elenco di automobili per partecipare a gare singole e sfidare altri giocatori. La simulazione in Gran Turismo invece è più complessa. Il premio della vittoria è in denaro, che servirà a modificare la propria macchina o a comprarne di più potenti.

Questi sono i cinque titoli che hanno fatto la storia delle simulazioni di corse automobilistiche. Sei d’accordo con questa lista?

Extreme E-Racing: si comincia!

TUTTO ORMAI SEMBRA PRONTO PER L’INIZIO DELL’EXTREME E-RACING CHAMPIONSHIP, IL NUOVO CAMPIONATO MONDIALE DEDICATO ALLE FUORISTRADA ELETTRICHE.

Dopo varie battute d’arresto causate dalla pandemia finalmente la stagione Extreme E-Racing Championship può incominciare: dieci squadre internazionali in gara con i propri veicoli elettrici nei luoghi più remoti e incontaminati nel mondo.

I partecipanti

Al momento le squadre iscritte alla competizione sono dieci e ognuna di esse dovrà essere composta da un pilota e un copilota di sesso opposto. Da regolamento, proprio per rispettare e garantire parità di genere, durante le gare l’equipaggio dovrà darsi il cambio di ruolo dopo ogni giro.

La lista dei piloti è in continuo aggiornamento e non mancano certo nomi di peso, basti pensare alla presenza di Sébastian Loeb, considerato uno dei più forti piloti della storia. Il numero dei piloti potrà variare, infatti ogni squadra può scegliere fino a tre coppie diverse di piloti durante le cinque gare previste dalla competizione.

Recentemente alla lista delle squadre si è unita anche l’inglese JBXE, gestita dall’ex campione di Formula Uno Jenson Button, il quale farà anche da pilota.  

LE TAPPE DELL’EXTREME E-RACING

Questa  competizione, che avrebbe dovuto iniziare il 23 gennaio, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei cambiamenti climatici e di conseguenza la scelta delle tappe non è certo casuale. Cinque appuntamenti in cinque territori incontaminati e remoti che rischiano di essere danneggiate.

Come annunciato recentemente dall’organizzazione, il nuovo calendario fissa l’inizio ufficiale dell’evento il 3 e 4 aprile. La prima tappa, denominata “Desert X-Prix” si terrà in Giordania, nel deserto già patrimonio dell’UNESCO di Wadi Rum, Alula.
A seguire sarà il turno dell’ “Ocean X-Prix”, che vedrà gareggiare i concorrenti il 29 e 30 maggio nei pressi del Lago Rosa di Dakar, in Senegal.

La successiva tappa della competizione si svolgerà tra i fiordi della Groenlandia. Il 28 e 29 agosto appuntamento a Kangerlussuaq, per l’“Artic X-Prix”

Non poteva certo mancare una tappa dedicata alla foresta amazzonica. Il quarto incontro, previsto per il 24 e 25 ottobre, verrà quindi ospitato in Brasile, precisamente a Parà.

Questa prima stagione dell’ Extreme E-Racing championship terminerà infine con la “Glacier X-Prix”, l’11 e il 12 dicembre, tra i ghiacci della Terra dei Fuochi in Argentina.

Quest’ultimo evento inizialmente doveva, secondo le idee degli organizzatori, essere svolto in Nepal, ma a causa di difficoltà logistiche non è stato possibile.

LA COMPETIZIONE

L’ Extreme E-Racing championship presenta dei tratti davvero unici e innovativi. In ognuna delle cinque tappe previste, ogni squadra dovrà compiere due giri del circuito (per una distanza totale di 16 km) e le gare verranno divise in due giornate.

Si inizia il sabato, con due turni di qualifica e un totale di 4 gare.

Qualifica 1: All’inizio gli equipaggi saranno divisi in due gruppi separati mediante sorteggio per dare vita a due gare distinte, gara 1 e gara 2.

Qualifica 2: La prima e la terza classificata di gara 1 verranno abbinate con la seconda e la quarta di gara 2. Stessa logica per la seconda gara di qualifica: la prima e la terza classifica di gara 2 andranno a competere con la seconda e la quarta di gara 1.

Le prime due squadre classificate in entrambe le gare di qualifica 2 potranno accedere alla semifinale 1 mentre le ultime faranno parte di un’altra semifinale, la “Crazy Race”.

Queste due semifinali, assieme alla finale, verranno svolte la domenica seguente.

Semifinale 1: le 4 migliori di qualifica 2 si sfideranno tra loro e solo le prime tre potranno accedere alla finale.

Semifinale 2 (crazy race): Le peggiori di qualifica 2 gareggeranno tra loro. In finale andrà soltanto il vincitore.

Finale: i quattro team qualificati avranno accesso alla gara finale.

La squadra vincente avrà diritto a 20 punti, la seconda a 15, la terza a 10 e la quarta a 5. Chi viene escluso dalla semifinale 1 avrà invece 4 punti, la seconda della Crazy Race 3 punti e poi a scalare 2 e 1 punto per le ultime due.

Constatazione amichevole: dove e come compilare il modulo

Ognuno di noi nella propria auto dovrebbe avere un modulo per la constatazione amichevole.
La speranza è sempre quella che gli incidenti in auto non accadano, ma sappiamo che la realtà è ben diversa.
Quando si tratta di piccoli incidenti, che intaccano solo il veicolo e non le persone, dovremmo essere pronti a tirare fuori dal cruscotto il modulo.
Il Modulo Blu è lo strumento con cui le rispettive assicurazioni possono intervenire risarcendo i danni.
Quindi il Cai attesta la dinamica o la cronistoria di un incidente ed è il modo più semplice per ottenere il giusto indennizzo per il risarcimento danni.

Constatazione amichevole: dove trovare il modulo

Quante volte capita di fare un incidente, di accostare con la macchina in procinto di compilare il modulo e di renderci conto di esserne sprovvisti?
Il Modulo Blu per la constatazione amichevole di incidente (CAI) è solitamente fornito dalla propria compagnia assicurativa al momento della sottoscrizione di una polizza RC auto.
Si tratta, comunque, di un documento reperibile online sui siti delle diverse compagnie o su piattaforme abilitate.

Come compilare il CAI?

Niente paura, le istruzioni per la compilazione sono riportate sull’ultimo foglio.
Per compilare il CAI è necessario disporre di una serie di documenti personali e inerenti la vettura: il certificato di assicurazione, la patente e il libretto di circolazione, dal quale possono essere tratte tutte le informazioni che vanno inserite nelle tre sezioni principali del documento.
Dopo aver inserito la data, il luogo e l’ora dell’incidente, se ci sono feriti o comunque danni a cose, si passa ai dati delle vetture coinvolte. (seconda sezione)
La parte più importante del modulo è quella che riguarda la dinamica dello scontro, perché permette di attribuire la responsabilità a uno dei soggetti.
Per farlo, in maniera dettagliata, sul foglio è presente uno spazio su cui disegnare la posizione dei veicoli e la strada ed è possibile corredare il Cai con foto.


Entro quanto consegnare il modulo?

Il modulo va compilato e consegnato alla propria compagnia assicurativa entro e non oltre tre giorni dall’accadimento del sinistro.
Ciascuno dei conducenti dei veicoli coinvolti nell’incidente deve presentare una copia firmata da tutte le parti.
Se uno dei soggetti coinvolti dovesse rifiutare di firmare, il danneggiato deve compilare ugualmente il modulo per riportare la propria versione dei fatti in ambito processuale.
Per lo stesso motivo è utile assicurarsi della presenza sulla scena dell’incidente di eventuali testimoni.

Se la constatazione è amichevole, le compagnie non necessitano di verificare le modalità del sinistro e allo scadere dei 30 giorni dalla data dell’incidente, verrà effettuata l’offerta di risarcimento.

Cinema e serie tv italiane : le 5 auto più famose.

Le macchine sportive non sono solo protagoniste del cinema inglese o americano, ma hanno fatto la storia anche del cinema italiano.
Auto entrate a far parte dell’immaginario collettivo, che ben rappresentano la realtà culturale, economica e sociale del nostro paese.

Ecco, quindi, le 5 auto più famose del cinema nostrano:

La Lancia Aurelia B24 S del Sorpasso, capolavoro di Dino Risi con Vittorio Gasmann e Jean Louis Trintignat.
Se a fine anni ‘50 questo modello era il simbolo dell’eleganza e della raffinatezza, anche grazie al film, si trasforma nell’ideale dell’auto aggressiva e potente.
La macchina fu più volte danneggiata durante le riprese proprio da Gasmann, e fu venduta all’asta per quasi un milione di euro, dimostrazione del valore affettivo ed emozionale.

La Fiat Ritmo, scelta come veicolo in una delle decadi più proficue per il cinema italiano.
Protagonista di commedie, film d’azione, pellicole drammatiche e serie tv di successo come La Piovra con Michele Placido.
La Ritmo, vittima di esplosioni, di esilaranti scene comiche, di inseguimenti al cardiopalma, è una delle automobili maggiormente utilizzate dalla cinematografia italiana degli anni ’80.
Principalmente presente nelle commedie come Acqua e Sapone con Carlo Verdone e la Sora Lella, ma anche in “Bomber” con Bud Spencer e Jerry Calà e tanti altri bellissimi film del periodo.
La Fiat Ritmo diventa emblema della mobilità italiana degli anni ‘80, ben rappresentata dalle pellicole che hanno divertito intere generazioni e che ancora oggi intrattengono chi ama la commedia italiana.

– E a proposito di commedia, come non menzionare l’Autobianchi Bianchina Berlina, conosciuta meglio come l’auto di Fantozzi?
Un’auto diventata emblema della “nuvoletta” della sfiga, anche se, non ci crederai, in quegli anni era la variante chic della Fiat500.
Tra il 1962 e il 1969 furono prodotti circa 69.000 esemplari.
Al di là della fama cinematografica, infatti, la Bianchina era un’auto con una buona abitabilità, affidabile e con finiture curate.

– La Fiat 500 Giardiniera. Chi non ricorda il grande Alberto Sordi nel “Un Borghese piccolo piccolo”?
Con la sua 500 Giovanni-Sordi, forza il blocco per la costruzione della Tangenziale Est per raggiungere il centro di Roma.
La Giardiniera sfida l’ingorgo davanti al Ministero alla ricerca di un parcheggio, rappresentando la follia metropolitana che Monicelli racconta così bene.

– Sicuramente meno blasonata delle precedenti, la Daewoo Nubira, protagonista del film di Aldo, Giovanni e Giacomo “Tre uomini e una gamba”.
L’auto, detta “Il Paradiso della Brugola”, è il mezzo che progressivamente si distrugge, si sporca e viene fiaccato come lo spirito dei tre che la usano per spostarsi da Milano a Gallipoli per un matrimonio che sembra una condanna.
I tre protagonisti vivranno diverse esperienze, spesso all’interno dell’auto, anzi è come se l’auto è la metafora “abbozzata” della loro frustrazione prima e della loro libertà tramite la fuga poi.

Prenota il tuo appuntamento
Il nostro team risponderà nel più breve tempo
possibile!
Deruta
Ponte San Giovanni
Torgiano
=