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Autore: autoscuolenelweb

Pioggia e sicurezza alla guida

L’autunno è arrivato e con lui la pioggia. Guidare con l’asfalto bagnato o con precipitazioni molto forti è fonte di ansia e preoccupazione per l’automobilista.

Sulla strada bagnata il veicolo perde di aderenza soprattutto se si procede ad alta velocità o si frena bruscamente.
È giusto conoscere tutti i rischi e i modi per prevenire pericoli e possibili incidenti.

Quali sono i rischi in auto con la pioggia?

  • Minore visibilità: con condizioni atmosferiche difficili, i tergicristalli non riescono a spazzare via tutta l’acqua dal vetro e oggetti e auto sulla strada diventano meno riconoscibili.
    Inoltre, i cristalli si appannano a causa dello sbalzo termico tra interno ed esterno dell’abitacolo.
  • Perdita di aderenza: come anticipato, la pioggia riduce il coefficiente di aderenza dei pneumatici rendendo l’asfalto scivoloso. A maggior ragione se sulla strada sono presenti olio, benzina e altri liquidi che aumentano il rischio.
  • Fenomeno dell’acquaplaning: l’acqua in caso di pioggia battente si raccoglie davanti ai pneumatici in misura maggiore di quanto si disperde.
    In questo caso le ruote slittano e il controllo del veicolo è davvero difficile.
    Il rischio è maggiore se si procede ad alta velocità e al lato della strada, dove si formano pozzanghere e ristagni.

Ecco cosa fare se il tempo è avverso

Per quanto riguarda l’aquaplaning, il consiglio è quello di moderare la velocità e spostarsi il più possibile al centro della strada.
Inoltre, avere pneumatici in ottime condizioni riduce la gravità del fenomeno.
Per rendere più visibile la strada, accendi i fari, magari quelli fendinebbia.
Cerca di tenere il vetro pulito e asciutto per migliorare la visibilità.
Modera la velocità e mantieni la distanza di sicurezza, per evitare che una brutta frenata sia fonte di tamponamento.
Prima di metterti in viaggio, controlla il pieno della tua auto, infatti, la pioggia è causa di traffico intenso e incolonnamenti, quindi è meglio evitare di restare senza benzina.
Ultimo consiglio, se la pioggia, pur con le dovute accortezze, ti impedisce di vedere la strada o le altre macchine, accosta e aspetta che… passi la tempesta!

Il CB: modi di dire dei camionisti


Il rapporto che i camionisti hanno con il CB è davvero particolare. Si tratta di uno strumento iconico tra camperisti e camionisti, che sfrutta una frequenza radio per scambiare informazioni o comunicazioni su traffico, incidenti, meteo… Grazie a questo strumento si hanno notizie sul traffico delle tratte da percorrere e si istaurano rapporti e amicizie.
Il segnale radio ha il pregio di essere garantito in ogni zona, permette, cioè, di essere sempre raggiungibili.
Il camionista ha sempre gli occhi puntati sulla strada e conosce in tempo reale la presenza di ingorghi o incidenti.

Sigle e simboli del CB

È un insieme di sigle, modi di dire e numeri usato nelle comunicazioni radio.
Il linguaggio del CB è traslato in parte dall’alfabeto Q usato dai radioamatori, in parte da quello della NATO.
Certo, molte parole sono incomprensibili all’udito di chi non è del mestiere!

La “grande”, per esempio, indica l’autostrada, mentre la “piccola” si riferisce alla statale.
Termini non proprio lusinghieri sono utilizzati per le forze dell’ordine: i “puffi” sono i poliziotti, l’appellativo di “canarini” è usato per la Guardia di Finanza e gli “scarafaggi” sono i carabinieri.

Alcune espressioni riguardano i rapporti familiari, 25 è il numero che indica la fidanzata, 50 la moglie e nel linguaggio dei camionisti c’è posto anche per l’amante, indicata dal numero 75!

Se un collega camionista ti definisce “ascoltone”, significa che non partecipi mai alle discussioni; se ti invita a “caricare le batterie”, significa che ti sta invitando a pranzo; se, invece, deve “caricare le pupille”, ti sta dicendo che è stanco e ha bisogno di dormire.

Anche se molti diventano amici grazie ai canali CB, è bene sapere che sono canali aperti, altre persone possono essere all’ascolto, quindi mai fornire informazioni troppo personali.

Scopri anche qual è il linguaggio segreto dei motociclisti.

Cavo Aux: perché usarlo

Il cavo Aux, detto anche mini-jack, è usato in auto per aumentare le prestazioni dell’impianto audio collegando dei lettori esterni, amplificatori o cuffie.
Le vetture moderne presentano sistemi di infotainment già incorporati, tra cui l’impianto audio con radio, lettore CD e MP3, porte AUX e USB ove inserire il cavetto apposito.

Come funziona il cavo?

Il cavo AUX deve essere inserito nell’apposito foro circolare tramite un jack dal diametro di 3,3 mm.
I cavi più usati sono quelli delle cuffie o degli auricolari per ascoltare la radio senza utilizzare gli altoparlanti.
L’ingresso AUX è utilizzato anche per migliorare le prestazioni sonore dell’autoradio sia quando non recepisce chiaramente le frequenze sia nel caso in cui non è in grado di reggere un volume troppo alto.
Il consiglio per ottenere ottime prestazioni è quello di adottare un cavo stereo o in alternativa dei riduttori e trasformatori per il passaggio da un cavo mono a uno stereo e viceversa.

Pro e contro dell’uso del dispositivo

A seconda delle tue esigenze, esistono differenti cavi per autoradio:

  • Mini jack a entrambe le estremità (il doppio maschio)
  • Con doppia presa, AUX e USB
  • Con spinotto specifico per autoradio o per un modello di auto specifico

Il prezzo delle diverse versioni è modesto e accessibile: dai 5 ai 20 euro.
Certo, equipaggiare la propria auto con un cavo AUX ha i suoi pro e contro.
È un sistema semplice ed economico, migliora la qualità dell’audio delle auto con qualche anno, anche se il risultato dei sistemi audio moderni è sicuramente migliore.
Tra i limiti, quello pratico: utilizzare lettori esterni è fonte d’impaccio e distrazione per l’automobilista e il fatto che i dispositivi esterni si scaricano velocemente.

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Quando nasce la prima patente di guida?


Francia e Prussia sono i primi paesi a richiedere il conseguimento della patente di guida.
In Francia il primo permesso è rilasciato nel 1883 a Léon Serpollet autorizzato a condurre il triciclo a vapore da lui costruito; in Prussia la prima patente è rilasciata nel 1888.
In Italia, il primo regolamento che nomina la patente di guida è datato 1901 e dice: “Gli automobilisti che devono circolare sulle strade ordinarie saranno sottoposti alle opportune prove”.

La disposizione sulle circolazioni degli “automobili” (allora la parola era al maschile, diventò femminile grazie al poeta D’Annunzio) prevede che il futuro guidatore per ottenere il permesso di guida deve presentare domanda al Prefetto della provincia di residenza, avere la maggiore età e sostenere una prova pratica.

A valutare la prova è il Genio Civile: il candidato deve mostrare abilità nelle “corse di esperimento e manovre degli apparecchi”.
Inoltre, è provvisto di un libretto sul quale annotare le eventuali contravvenzioni.

Qualche curiosità…

Ma chi è il primo italiano a ottenere la patente?

È Bartolomeo Tonietto, chauffeur di casa Savoia, mentre la prima donna Francesca Mancusio ottiene l’idoneità a guidare automobili con motore a scoppio nel 1913.

Patente di guida internazionale

Con la patente rilasciata in Italia è possibile guidare in tutti i paesi dell’Unione Europea, negli altri Paesi europei (a esclusione della Federazione Russa) e in diversi Paesi extra-europei (in Algeria e Turchia).
Per viaggiare sicuro in auto all’estero consulta i siti dei consolati e il portale Viaggiare Sicuri, selezionando il Paese d’interesse.
Se invece si viaggia in uno stato extra-comunitario è necessario, generalmente, richiedere il permesso internazionale di guida (Patente internazionale) o produrre, a seconda dei casi, una ‘traduzione giurata’ della propria patente nella lingua del Paese che si intende visitare.

Telepass: come richiederlo

Chi viaggia in autostrada sa che, oltre al traffico, una delle grandi incognite è la fila al casello; il telepass è il dispositivo che ti permette di procedere al pagamento automatico del pedaggio, con notevole risparmio di tempo e denaro.
Il costo del dispositivo è accessibile: 1,26 al mese con fatturazione trimestrale, oppure con un contratto dall’importo leggermente più alto, hai la possibilità di pagare la sosta sulle strisce blu, il taxi e il carburante con un’app dedicata.

Come ottenere il Telepass?

Per ottenere il telepass possiamo fare richiesta direttamente sul sito internet, registrandosi e creando il proprio account.
Basta inserire la targa della propria auto, l’Iban, copia documento d’identità e il contratto firmato.
Se non sei avvezzo al mondo online, puoi recarti presso un Punto Blu, ovvero gli sportelli dedicati presenti su tutta la rete stradale tramite i quali sottoscrivere il contratto e richiedere il dispositivo.
Oppure puoi richiedere il telepass alla Posta.

Il funzionamento del dispositivo è semplice: posizionalo sul parabrezza, in questa posizione il telepass può inviare il segnale senza interferenze.
Al suo interno, infatti, è presente un impianto ottico che emette un segnale sia all’entrata in autostrada sia all’uscita. Il segnale è inviato a un trasponder che fa sollevare la barriera. L’addebito sul conto è automatico.


Quanti veicoli possono essere collegati?

Ormai molte delle famiglie italiane possiedono più di un auto, quindi la domanda ricorrente è quante auto possono essere collegate al Telepass.
Con un contratto standard è possibile associare fino a due veicoli a un solo apparecchio, ma aggiungendo un piccolo importo, si può richiedere il Twin, che permette il collegamento ad altri due veicoli.
Lo sapevi che la batteria non è eterna?
Per il modello standard bisogna memorizzare e stare attenti ai segnali acustici che emette.
Tono acuto: transito effettuato con successo
Tono grave: identifica problemi nel dispositivo
Tre toni acuti: la batteria è quasi scarica e occorre cambiare il Telepass
Con il Telepass ricaricabile, invece il livello di carica è indicato da tre tacche, esaurite le quali basta cambiare la batteria.

Viaggi tanto in autostrada? Allora leggi anche l’articolo sull’attrezzatura da avere sempre a portata di mano.

Monopattini: la situazione in Italia e in Europa

I monopattini elettrici  sono nati per incentivare la mobilità sostenibile, ma, come dimostrano le notizie di cronaca degli ultimi giorni, si stanno dimostrando una tendenza pericolosa a causa dell’irresponsabilità di molti e della mancanza di regole precise.
Il boom c’è stato durante il primo lockdown e a oggi secondo la legge del 28 febbraio 2020, il motore del monopattino non deve superare i 500 watt  e la velocità consentita sulle strade urbane è di 25 km/h, 6 km/h sulle pedonali.

L’aspetto più preoccupante è la totale noncuranza di chi guida questi mezzi: dallo sfrecciare tra le auto in due, al tagliare la strada ai pedoni sulle strisce, fino a gite in autostrada o gare notturne clandestine.
È chiaro che in Italia urge trovare una soluzione, ma cosa accade negli altri paesi europei?

Monopattini: i dati del Fersi

A Settembre 2020, FERSI, il Forum degli istituti europei di ricerca sulla sicurezza stradale, ha pubblicato un report che compara la diffusione, la sicurezza e lo status giuridico dei monopattini elettrici in 18 paesi.
Nella maggior parte dei paesi i monopattini sono equiparati alle biciclette.
La categoria dipende dalla velocità e dalla potenza massima. In Finlandia, ad esempio, il monopattino è equiparato a un pedone e viaggia a una velocità inferiore ai 15 km/h.

Il limite di velocità max, ad eccezione dell’Ungheria, varia dai 20 ai 25 km/h.
In due terzi degli stati, chi usa il monopattino non è obbligato a indossare il casco.
Alla domanda se i monopattini siano sostitutivi di altri mezzi stradali, gli intervistati dichiarano che essi sostituiscono la mobilità pedonale e quella sui mezzi pubblici.
Oltre alla mancanza di applicazione delle norme, il parcheggio selvaggio è visto come un problema di sicurezza. Solo in Olanda no, dato l’elevato grado di rispetto dei cittadini.

Età minima richiesta

Molto interessanti i dati sull’età minima richiesta, in Austria occorre avere 10 anni ed essere in possesso di una licenza per bicicletta; in Francia, 12 anni, ma occorre essere accompagnati da un adulto.
Secondo il Codice della Strada, in Italia, l’età minima è di 14 anni ed è possibile circolare solo sulle strade urbane dove le auto viaggiano a 50 km/h e sulle strade extra urbane su piste ciclabili.
Il monopattino poi dev’essere dotato di un campanello, luci bianche e catadiottri posteriori per circolare al buio.

In Italia: emergenza monopattino?

Nel nostro paese il dibattito si è riacceso dopo la morte di un tredicenne a Sesto San Giovanni, anche se i produttori assicurano che non ci sono pericoli e che l’obbligo del casco esiste già per i minori.
Da più parti si chiede un intervento a livello nazionale. Ad oggi sono 4 le proposte di legge presentate in Parlamento: si punta a introdurre l’obbligo di procedere su un’unica fila, il divieto di portare passeggeri, di condurre animali e l’uso solo per i maggiorenni.

Staremo a vedere… di certo c’è la necessità di maggiori controlli e norme più rigide, perché molte città sembrano far west, per riprendere le parole di Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, dopo aver assistito personalmente a un incidente provocato da un monopattino.

Autovelox: storia del misuratore di velocità

Chi guida lo sa, l’autovelox è uno strumento molto temuto ma al tempo stesso importante per la sicurezza stradale. Se usato correttamente, infatti, può essere davvero efficace per il controllo della velocità, soprattutto nelle tratte stradali con maggiore affluenza.

Chi non ha mai sentito parlare degli autovelox? In breve, sono dispositivi utilizzati per misurare la velocità di marcia di moto e automobili.

Quando è stato inventato questo strumento?

Le origini del primo misuratore di velocità vanno ricercate in epoca relativamente recente, esattamente in Germania, nel 1957. In quell’anno l’azienda Telefunken di Berlino produce il primo prototipo di misuratore di velocità e inizia a installarlo in alcune strade tedesche.
Negli anni successivi questi misuratori iniziano a essere testati anche in altre nazioni e in Italia le forze dell’ordine iniziano a disporne nel 1972.
A costruirli ci pensa la Sodi Scientifica, azienda fiorentina che si specializza in futuro proprio nella produzione di questi sistemi per la rilevazione elettronica del traffico.

Il primo prototipo italiano viene chiamato appunto Autovelox. Vi dice qualcosa?
Esatto, all’inizio il nome Autovelox era un nome registrato legato al singolo prodotto. Nel corso del tempo però questo nome ha avuto molto successo a livello linguistico, tanto da entrare prepotentemente nel linguaggio comune come nome e identificare tutta la categoria di rilevatori di velocità.
Una prova? Anche le future pistole laser, basate su una tecnologia diversa, in Italia vengono denominate Autovelox.

Autovelox: multe e sanzioni

Gli autovelox sono considerati strumenti di prevenzione e, per questo motivo, devono essere segnalati precedentemente.
La Polizia di Stato, nel proprio sito internet, inoltre rende pubbliche le tratte stradali dove sono presenti gli autovelox, sia fissi che mobili.


Terminiamo infine con il tasto più dolente, le sanzioni che si possono ricevere se si viene fotografati dall’autovelox. Ovviamente le multe sono commisurate all’entità della violazione e inoltre, la legge prevede una piccola tolleranza, quella del 5% sui limiti di velocità, entro il quale non succede nulla.
Per percentuali superiori le cose sono diverse e, come scritto prima, le pene sono commisurate alla gravità dell’infrazione. Se si infrange la velocità massima di 10 km/H la sanzione parte da 39 euro. mentre quella massima può raggiungere i 3.119 euro. Ovviamente stiamo parlando di numeri alti, per chi viaggia a più di 60 Km/h rispetto al massimo consentito.
Oltre alle sanzioni pecuniarie, questo tipo di infrazioni prevedono anche la decurtazione di punti dalla patente. Inoltre, se si ha la patente da meno di tre anni i punti persi vengono raddoppiati.

Autovelox o meno, ricordiamoci sempre di guidare con prudenza e di goderci al meglio l’estate.



Amaxofobia: sintomi e terapia

L’amaxofobia (dal greco hàmaxa, carro, e phobos, paura) è la paura di guidare: la sensazione di ansia, paura o disagio che la persona prova nel mettersi alla guida.

La persona, che ha conseguito la patente, non riesce a guidare, bloccata dall’ansia.
La paura di guidare è innescata da situazioni specifiche come il guidare da soli o di notte e in autostrada, attraversare gallerie e ponti o percorrere lunghe distanze, lontano dalla zona di comfort.

I sintomi dell’amaxofobia

La patologia si manifesta nella realtà, ovvero quando la persona si mette alla guida o nelle fantasie anticipatorie, al solo pensiero di mettersi alla guida.
I sintomi più comuni sono la respirazione affannosa, l’aumento del battito cardiaco, la sudorazione alle mani, tremore, agitazione e nausea, mal di testa e vertigini.
Se non curata, la paura di guidare può essere davvero invalidante.
In chi manifesta un’ansia anticipatoria, questi sintomi si verificano prima di mettersi alla guida.
In generale l’amaxofobia può essere un disturbo fobico semplice o presentarsi in concomitanza con altri disturbi, come l’ansia da separazione, l’agorafobia, la claustrofobia e la mancanza di controllo sulla situazione circostante.

Come si manifesta?
Alla base si riscontra un forte senso di insicurezza e poca fiducia nelle proprie capacità, pertanto, soprattutto nell’ansia anticipatoria, la persona prefigura catastrofi alla guida e nel tentativo di placare il senso di disagio, mette in atto strategie di evitamento, cioè evita di guidare o lo fa sempre in compagnia di altre persone.
Spesso questa fobia è la conseguenza di un incidente o di un evento traumatico, altre volte, compare in periodo di particolare stress e vulnerabilità.

Come superare l’ansia alla guida?

Quando la paura di guidare diventa invalidante e influenza l’autonomia e la libertà di movimento della persona, è il caso di ricorrere a percorsi terapeutici specifici.

Molto utili le tecniche di rilassamento come la desensibilizzazione sistematica, che affronta e supera una alla volta le situazioni negative legate alla guida e la terapia cognitivo-comportamentale: il paziente apprende tecniche di autocontrollo emotivo per gestire gli stati ansiosi.
La psicoterapia rimane la scelta migliore, soprattutto per i casi più gravi, ma si può cercare di combattere l’ansia alla guida con strategie pratiche:
-allenarsi a guidare esponendosi a dosi controllate di ansia: allontanarsi piano piano con la possibilità di poter tornare indietro genera rinforzi positivi che ridimensionano la paura.
-occuparsi della propria vettura: i controlli periodici e la pulizia dell’auto aumentano la sensazione di sicurezza e stabilità.
-ascoltare della musica: rilassa e distrae
-fare esercizi di respirazione, utili a rallentare il battito e attivare il nervo vago
-parlare a telefono con qualcuno, utilizzando gli auricolari ovvio!!!

L’ansia alla guida è molto più diffusa di quello che immaginiamo, riconoscere i sintomi è il primo passo verso una guida serena e in sicurezza.

Infradito: cosa dice il Codice della Strada

In estate l’utilizzo di infradito è molto frequente e sicuramente ti è capitato di guidare scalzo o in infradito o di farlo anche per tragitti piccoli, ma ti sei chiesto cosa dice la legge?

Sicuramente l’abbigliamento da spiaggia non è adatto alla guida: le ciabatte fanno perdere di sensibilità all’uso dei pedali e possono incastrarsi. Il controllo dei pedali risulta meno efficace, poiché il rischio è quello che la ciabatta o la calzatura si incastrino sotto il pedale, impedendo la frenata tempestiva.
Per una guida in sicurezza, è necessario indossare calzature ergonomiche e aderenti al piede.

Guida con le infradito: ecco le indicazioni

Nella maggior parte dei paesi europei guidare in infradito non è vietato esplicitamente.
Il Codice della Strada non fornisce indicazioni precise sulle calzature da indossare alla guida o almeno non vieta esplicitamente l’indosso di tacchi alti o infradito.
Secondo quanto riportato dalla Polizia Stradale: “Non esiste più alcun divieto dal 1993 circa l’uso di calzature di tipo aperto (ciabatte, zoccoli, infradito) durante la guida di un veicolo né è vietato guidare a piedi nudi.
Il conducente deve autodisciplinarsi nella scelta dell’abbigliamento e degli accessori al fine di garantire un’efficace azione di guida con i piedi (accelerazione, frenata, uso della frizione).”
Quindi l’automobilista è chiamato ad autodisciplinarsi nella scelta dell’abbigliamento e degli accessori.

La Cassazione si è pronunciata in merito a sfavore degli automobilisti con sentenza del 24 maggio 1978, numero 6401: “Lo slittamento del piede dal pedale del freno non costituisce caso fortuito, ma imperizia del conducente e quindi trattasi di condotta sicuramente colposa.”La responsabilità ricade sul guidatore, che ha indossato la calzatura sbagliata al volante.

E Il Codice della Strada?
Pur non sanzionando il guidatore in infradito, Il CdS fa riferimento alla guida in sicurezza negli art. 140 e 141.

  • Art. 140: Gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione e che in ogni caso sia salvaguardata la sicurezza stradale.
  • Art. 141: Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.

L’assicurazione e la guida con calzature inadatte

Guidare scalzi è permesso dalla legge, ma potrebbero esserci problemi in caso di incidente, infatti se sul verbale viene riportato l’indosso di calzature inadeguate, il rischio è quello che l’assicurazione non risarcisca il danno, rivalendosi sull’automobilista.
Se si riesce a dimostrare che il tacco ha impedito di frenare e che l’infradito non ha permesso di reagire con tempestività ed energia, allora la Compagnia può riconoscere un rimborso ridotto.

Oppure, dopo aver pagato i danni causati, chiedere all’automobilista la cosiddetta rivalsa per non aver rispettato il Codice della Strada, a meno che nel contratto RCA non si sia firmata la clausola di rinuncia alla rivalsa per infrazioni al Codice.

Il consiglio è quello di indossare calzature comode nel tragitto e di cambiare appena arrivati a destinazione.

Pneumatici: l’importanza della pressione giusta

Ogni veicolo, per garantire prestazioni efficienti, ha bisogno di costante manutenzione ordinaria delle proprie ruote.
Infatti, a seguito di un utilizzo prolungato tendono a perdere pressione e a compromettere l’esperienza di guida.
Cosa accade quando la pressione delle ruote non è ottimale? Se la ruota è gonfia o sgonfia?.
Innanzitutto, quando la pressione dei pneumatici è più bassa aumenta l’allungamento degli spazi in frenata del veicolo e la manovrabilità dello sterzo è resa più pesante.
Inoltre, viaggiare con la pressione gomme auto inferiore al valore indicato, comporta un aumento del consumo di carburante.
D’altra parte invece, se troppo gonfie, le ruote diminuiscono di aderenza sulla strada causando l’usura anticipata del mezzo.

Quale sarebbe la pressione corretta?

Ovviamente ogni ruota presenta dei valori specifici e per conoscerli basta cercarli nella documentazione del veicolo, dove sono presenti tutti i dati relativi alla pressione pneumatici.

Iniziamo fissando alcuni concetti base.
L’unità di misura per indicare la pressione è quella dei bar. Le gomme estive, in genere, hanno un valore che oscilla tra i 2.0 e i 3.0 bar. Quelle invernali invece presentano un aumento di O,2 bar, a causa del freddo.

Un aiuto per stabilire la giusta pressione del pneumatico è dato dalla tecnologia. A partire dal 2014 infatti, ogni auto per essere omologata deve essere dotata di TPMS, (acronimo di Tyre Pressure Monitoring Systems), un sistema automatizzato di monitoraggio in grado di segnalare eventuali anomalie della pressione.

Lo strumento che viene utilizzato per verificare la pressione delle gomme è chiamato manometro. Una volta collegato alla valvola dei pneumatici, permette di aumentare o ridurre la pressione in base al valore indicato. È bene ricordare che la pressione di gonfiaggio dei pneumatici va misurata quando questi sono freddi. I valori presi da una ruota surriscaldata infatti risultano superiori a quelli reali.

Fai attenzione allo stato d’usura del pneumatico e allo spessore del battistrada. La presenza di piccoli tagli infatti può essere molto pericolosa, poiché può provocare lo scoppio della ruota stessa.

Infine, ricorda di controllare anche il gonfiaggio della ruota di scorta: in caso di necessità è fondamentale che sia pronta all’uso!

Parti in sicurezza, fai prima un controllo dello stato di salute dei tuoi pneumatici.

Rotatoria: cosa c’è da sapere

Quando siamo alla guida di un veicolo in prossimità di un incrocio, quasi sicuramente ci imbatteremo in quello che viene identificata come “rotatoria”.
Ma cosa sono queste rotatorie? E perché sempre più spesso vengono preferite ai semafori?

Iniziamo col dare una breve definizione: una rotatoria è un tipo di intersezione fra diverse strade sviluppato intorno ad uno spartitraffico circolare. Questo rappresenta una novità nel mondo della circolazione poiché trova la sua diffusione in epoca relativamente recente.

All’inizio c’erano i semafori!

Fino a qualche decennio fa, in prossimità di ogni grande incrocio, la viabilità era regolamentata essenzialmente da questo strumento di segnalazione luminosa. Il semaforo lo conosciamo bene, con la luce rossa il veicolo deve stare fermo e rimettersi in movimento solo quando si accende la luce verde.

Se vuoi approfondire, ne abbiamo discusso qui: Buon compleanno semaforo!

A partire dagli anni ’90, in ritardo comunque rispetto agli altri Paesi europei, però le cose hanno iniziato a cambiare. In prossimità di sempre più incroci si è iniziato a sostituire la segnaletica semaforica con la costruzione di rotatorie. Da ricordare che la prima rotatoria in Italia viene costruita a Lecco nel 1989.

Come si affronta una rotatoria?

Trattandosi, come accennato prima, di una diffusione relativamente recente, non molti sanno come comportarsi quando si entra in una rotatoria. A scuola guida spesso non si approfondisce l’argomento e addirittura nel Codice della Strada non sono ancora presenti normative specifiche. Capite bene quanto sia facile andare in confusione.

Le rotatorie si distinguono in:

  • all’italiana, priva del segnale di ingresso che obbliga a dare la precedenza. In questo caso chi si immette nella rotonda, avrà la precedenza su chi è già entrato: quest’ultimo sarà tenuto ad agevolare l’ingresso di altri mezzi.
  • Le intersezioni a rotatoria cosiddette “alla francese”, in maggioranza sulle nostre strade, sono caratterizzate dal segnale di dare la precedenza nell’immissione: quindi, prima di compiere la manovra d’immissione, sarà dunque necessario dare la precedenza.
    A chi?
    Tale sistema costituisce una particolare eccezione rispetto al nostro ordinamento che prevede di norma di concedere la precedenza a chi venga da destra.

Incontrare una rotatoria all’italiana è raro: la precedenza deve essere data da chi entra in rotonda. Senza dubbio le rotatorie a una corsia di marcia sono le più semplici da affrontare: chi si immette deve dare la precedenza ai veicoli che hanno già impegnato la rotonda, tenendosi poi vicino al margine destro durante l’immissione. La freccia destra deve essere attivata al momento dell’immissione, se si intende uscire alla prima uscita a destra.


Più complesso il discorso sulle rotonde a due corsie.
Se si vuole prendere la prima uscita verso destra, è necessario azionare subito la freccia, immettendosi nella corsia più a destra.
La corsia d’uscita non è la prima? La freccia va attivata subito dopo l’uscita che precede quella che si intende prendere. E ancora… Se nella rotatoria si intende proseguire dritti, la corsia da usare è sempre quella di destra; in caso di traffico intenso, però, c’è la possibilità di usufruire in questo caso anche di una corsia più interna. Queste ultime, di per sé, sarebbero destinate ai soli veicoli che svoltano a sinistra. In questo caso, tra l’altro, ci si deve immettere in rotatoria con la freccia sinistra accesa, per poi, in prossimità dell’uscita e con il necessario anticipo, azionare l’altra freccia e spostarsi verso l’esterno.

Come si può intuire la questione è piuttosto complicata, quindi il nostro consiglio è quello di guidare con la massima cautela.

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